Di Andrea Tucci,
Negli ultimi giorni sono stati uccisi settantacinque membri di tre famiglie diverse.
I vicini hanno scavato a mani nude nel cemento e nel ferro, riuscendo a recuperare solo i corpi di due bambini; gli altri sono rimasti sepolti sotto le macerie, come se la terra li avesse inghiottiti.
Interi alberi genealogici sono stati annientati da un’azione disumana e criminale condotta dall’IDF.
E questo è solo un frammento della violenza genocida che sta attualmente devastando Gaza.
L'8 settembre, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato: “Un potente uragano si abbatterà presto sui cieli di Gaza City e i tetti delle torri del terrore tremeranno.”
Parole che si sono tradotte in una condanna a morte per Gaza City, una città con oltre 5.000 anni di storia, culla di civiltà, storia e cultura.
Gli attacchi israeliani sono iniziati nelle zone di al-Zeitoun, al-Tuffah, al-Daraj e al-Shujaiya, le zone più antiche di Gaza, dove strati di memoria e storia erano incisi nelle pietre e nelle strade, ora ridotte solo in polvere.
Questi quartieri operai un tempo conservavano i monumenti più antichi della città: la moschea di al-Omari (634 d.C.), l'Hamam al-Sammara (1320) e il palazzo di al-Saqqa (1661).
Oggi Zeitoun non esiste più: oltre 1,500 case sono state rase totalmente al suolo dai bombardamenti.
Ciò che restava dell'Università, Alma Mater, è stato anch'esso distrutto e dichiarato "obiettivo militare" nonostante ospitasse centinaia di famiglie innocenti.
I bombardamenti stanno ormai investendo ogni quartiere di Gaza City – est, ovest, nord e sud – con una violenza così intensa che può essere udita fino a Tel Aviv.
Le strade si stanno rapidamente trasformando in cimiteri per coloro che non sono riusciti a fuggire in tempo.
I cieli sopra Gaza, pieni di droni, sono trafitti dalle urla dei bambini, privati persino degli antidolorifici per alleviare l'agonia delle amputazioni.
A seguito degli ordini di evacuazione israeliani, intere famiglie sono costrette a fuggire da una città che sta esalando gli ultimi respiri,
Tutto ciò avviene con la complicità degli stati occidentali, tra cui Stati Uniti e Regno Unito, che, pur avendo riconosciuto ufficialmente la Palestina solo pochi giorni fa, non hanno interrotto del tutto le esportazioni di armi verso Israele, nonostante i rapporti delle Nazioni Unite che descrivono tale atroci atti come un genocidio.
Ma le “Porte dell’Inferno”, evocate dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, non si sono aperte all’improvviso; bruciano da molto tempo, dalla Nakba del 1948.
Vero è che l'Occidente fa un doppio gioco: da un lato finge di riconoscere lo Stato palestinese all'ONU, dall'altro continua ad armare Israele, cancellando di fatto ogni possibilità di una Palestina libera e sovrana.
Mentre la gente del mondo guarda sotto shock, la città di Gaza e la sua gente bruciano...

